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martedì 26 giugno 2007

Il filo di Arianna

Scrive la nostra compaesana, e scrive bene, tanto che i suoi lavori hanno varcato i confini insulari e raggiunto, per un concorso letterario nazionale, la secolare Sicilia, figlia della Magna Grecia e madre della lingua italiana. Il primo premio per il concorso intitolato al Nobel per la letteratura Luigi Pirandello, è stato infatti assegnato a Monica Steeden per la sua novella "IL FILO DI ARIANNA". Obbiettivo della manifestazione era quello di individuare, tramite un breve racconto, i temi fondamentali del pensiero dell’autore siciliano. Lo scritto narra le vicissitudini e il viaggio di un uomo dentro se stesso, in contemporanea ad un viaggio fisico in una Londra meno appariscente e più umana. La lettura è fluida e scorrevole tanto che, con dieci pagine nella mano sinistra, ci si ritrova in men che non si dica perfettamente immersi nel mondo del protagonista e immedesimati in lui, con i suoi contrasti e le sue debolezze. Molte altre sarebbero le cose da dire, per uno scritto che affronta temi fondanti, i quali traspaiono attraverso pensieri e figure linguistiche originali. Lasceremo comunque che sia la vostra lettura..., e non potrebbe essere altrimenti, a dare una risposta al quesito indiretto insito nel finale. E’ entusiasmante constatare come l’amore per il sapere, la riflessione, il confronto rinascano, ancora una volta attraverso la cultura, non intesa come sterile esercizio esibizionistico, ma quella vera profonda al servizio di tutti. Non sono purtroppo tanti a Villasimius i giovani che con grandi sacrifici da parte della propria famiglia e personali si istruiscono. Saremo in grado di dare a questi ragazzi delle prospettive reali, in modo che siano utili a se e agli altri? Quando avremo questa risposta probabilmente conosceremo la direzione che avrà preso la nostra comunità. Vogliamo comunque dare il giusto risalto ad un episodio apparentemente marginale ma che rappresenta non solo un importante segnale del fatto che chiunque può esprimere le proprie idee, ma anche un riconoscimento: un riconoscimento per tutti coloro che si impegnano a migliorare se stessi senza calpestare gli altri, per tutti coloro che a volte il sabato sera stanno a casa perché hanno da studiare, per tutti coloro che hanno capito che i veri vincitori sono quelli che gareggiano con se stessi. Dovremmo scolpire sui nostri graniti le parole che SIBA SHAKIB ha scritto nel suo bellissimo romanzo “ AFGHANISTAN dove Dio viene solo per piangere”: “Tutto questo è potuto accadere solo perché non sappiamo ne leggere ne scrivere, perché crediamo a chiunque si presenti a noi con un foglio in mano e ci dica ‘a partire da oggi questa è legge’. Noi siamo un popolo di ciechi. Chiunque può fare di noi ciò che meglio crede … Chi è in grado di vedere riesce a capire da solo dove si trova e può scegliere da solo se davvero è li che vuole restare. E può vedere da solo dove sta andando … per me è già troppo tardi ma voglio che i miei figli imparino a leggere e scrivere. Voglio che loro imparino a decidere da soli ciò che è bene e ciò che è male, a riconoscere chi dice bugie da chi dice la verità”.

(Nella foto: Monica ritira a Catania il prestigioso riconoscimento dalle mani del presidente della giuria. Novembre 2006.)

A.C.

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