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mercoledì 27 giugno 2007

Uomini sul fondo

STORIA DEL SOMMERGIBILISTA ANTONIO DIANA
L’otto ottobre 1940, all’inizio della 2 guerra mondiale, il sommergibile FOCA, al comando del capitano di corvetta Giliberto, lasciava la base di Taranto. Scopo della missione era quello di posare delle mine nelle acque della Palestina, allora controllate dagli inglesi. A bordo si trovava anche il capo cannoniere in seconda Antonio Diana di 27 anni. Aveva poco prima salutato e consolato dal pianto la giovanissima moglie Angela, (che lui chiamava affettuosamente LINA), sposata l’anno precedente, affidandole tutto il suo ultimo stipendio del quale si era tenuto solo 20 centesimi, - “per comprarmi il giornale” le aveva detto — e la fede nuziale con la promessa di donarla a S. Antonio in segno di ringraziamento appena fosse tornato dalla missione. Antonio ostentava in ogni circostanza una serenità dovuta sia alla profonda fede cristiana, - era molto devoto a S. Antonio — sia alla convinzione che la flotta sommergibile italiana fosse, così come era considerata a quel tempo, la più potente del mondo. Purtroppo, per lui e per tanti altri, gli eventi successivi dimostrarono che le cose non stavano affatto così...
Nato nel 1913 e cresciuto nella povera Villasimius di quegli anni, ebbe la fortuna di studiare sotto la guida di un un suo zio materno che era sacerdote — (la mamma si chiamava Angela Cogoni) - cosa che lo aiutò moltissimo per la sua carriera militare che intraprese a 16 anni andando a fare parte, con Enrico Masala ed altri, di quella che affettuosamente veniva chiamata nella sua base “la banda dei sardi”.
Tonino, viene prima imbarcato come cannoniere nella cacciatorpediniera “Ippolito Nievo” e, una volta promosso 2’ sottocapo entra a fare parte dell’equipaggio del sommergibile FOCA di stanza a Taranto.
In arsenale fa amicizia con Alfredo Rossi, un ex sottufficiale della Marina di origine algherese, il quale sentendolo parlare in sardo con degli amici, lo invita a casa a bere un bicchiere di vino.
La acerba bellezza di Lina, la figlia allora tredicenne di Rossi, unita al desiderio di avere un affetto stabile dopo tanti anni di girovagare, fanno sbocciare l’amore tra i due giovani i quali, dopo un lungo fidanzamento, si sposano il 3 Giugno del 1939.
Il lavoro e le missioni belliche lo portano spesso lontano dalla moglie: il suo battello è solitamente di stanza a La Spezia ma appena può corre a Taranto ad abbracciare le moglie che è rimasta al sicuro presso la famiglia.
La vita di bordo era assai dura. Si stava chiusi per settimane in un cilindro d’acciaio che si muoveva nelle profondità marine, in uno spazio fisico ridotto talvolta a meno del minimo indispensabile. L’atmosfera respirata era pregna di odori, di puzza di gasolio, di lubrificante, di umido, di metallo, di umanità. La privacy era, ovviamente, sconosciuta e sul battello c’era a disposizione un solo locale igienico per tutto l’equipaggio. L’acqua era un bene inestimabile da consumarsi con molta parsimonia e il cibo, per settimane, assumeva un sapore costante e uniforme.
C’era la guerra e su tutto e tutti aleggiava la falce di quella “Monna Morte” che i sommergibilisti cantavano, quasi ad esorcizzare la paura, in una loro canzoncina che oggi appare retorica e un pò patetica.
Lina aspettò inutilmente il marito per settimane fino a quando dal Comando le fecero sapere che il sommergibile era disperso e che non c’era più alcuna speranza. L’ormeggio riservato al FOCA venne assegnato ad un altro battello.
Si disse che la causa più probabile sia stata la esplosione prematura di una delle mine che si era intenti a posare. Contrariamente ad altri sommergibilisti dati per morti e riapparsi alla fine della guerra, Tonino non tornò mai da quella missione nelle acque della Palestina. Lui e i suoi compagni furono inghiottiti sul fondo del mare senza avere neppure il tempo di organizzare qualunque tipo di manovra di emergenza. Da allora riposa rinchiuso nella sua urna di acciaio squarciato, e di lui resta solo qualche foto ingiallita e la sua medaglia
E ancora oggi con i suoi novanta anni Lina, quasi a riscatto del forte dolore subito, accarezza teneramente il sogno del principe azzurro della sua gioventù.


N.D.R. LA SIGNORA LINA, VEDOVA DEL SOMMERGIBILISTA ANTONIO DIANA, QUESTA ESTATE CI HA FATTO UNO SPLENDIDO REGALO VENENDO A VISITARCI A VILLASIMIUS.

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4 Commenti:

Blogger Redazione Trasparenze-Villasimius ha detto...

La signora Lina, vedova del sommergibilista Antonio Diana, ci ha fatto uno splendido regalo venendo a visitarci a Villasimius.

lunedì 13 agosto 2007 20.37.00 GMT+02.00  
Anonymous Anonimo ha detto...

thanks !! very helpful post!

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sabato 9 gennaio 2010 01.38.00 GMT+01.00  
Anonymous Anonimo ha detto...

salve,
E'la prima volta che visito il Vs sito e la storia della signora e del marito è molto toccante, anzi mi tocca da vicino.
Sono il pronipote del sottocapo Vastola Vincenzo anch'egli sepolto nei resti del Foca o come almeno ci hanno fatto credere.
So che un pezzo del sottomarino si trova in una caserma di Genova ma chi puo dirlo se quel pezzo di ferro arrugginito sia un resto??
Io dico che tutto quello che si avvicina al medio oriente è ambiguo.
Grazie e buon lavoro:)

martedì 19 gennaio 2010 15.02.00 GMT+01.00  
Anonymous Danilo ha detto...

Salve a tutti,

visito questo sito periodicamente perchè anch'io sono toccato da vicino dalla storia del Foca.
Sono nipote di un marinaio imbarcato nell'ultima missione, ho raccolto, relativamente alla scarsità delle informazioni disponibili, molto materiale che riguarda il Foca ed quindi anche i Vs. congiunti. In seguito alle mie ricerche sono entrato in contatto con un eminente storico Crotonese che ha condotto anche lui ricerche sul Foca e sul Capitano Mario Ciliberto Comandante del Sommergibile nell'ultima fatale missione.
E' nostra intenzione condividere il materiale raccolto e sopratutto rintracciare familiari di componenti dell'equipaggio (di cui esiste l'elenco) per ricostruire le singole storie di vita che si sono intrecciate per concludersi poi tragicamente in fondo al Mediterraneo, forse davanti al porto di Haifa.
Vi prego pertanto di mettervi in contatto con me all'indirizzo ermes2000@hotmail.it.
Prego il Webmaster di far giungere questa informazione anche alla Signora Lina o alle sue figlie.

Grazie di cuore a tutti.

Danilo Vannucci

giovedì 21 gennaio 2010 09.52.00 GMT+01.00  

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