Uomini sul fondo |
STORIA DEL SOMMERGIBILISTA ANTONIO DIANAL’otto ottobre 1940, all’inizio della 2 guerra mondiale, il sommergibile FOCA, al comando del capitano di corvetta Giliberto, lasciava la base di Taranto. Scopo della missione era quello di posare delle mine nelle acque della Palestina, allora controllate dagli inglesi. A bordo si trovava anche il capo cannoniere in seconda Antonio Diana di 27 anni. Aveva poco prima salutato e consolato dal pianto la giovanissima moglie Angela, (che lui chiamava affettuosamente LINA), sposata l’anno precedente, affidandole tutto il suo ultimo stipendio del quale si era tenuto solo 20 centesimi, - “per comprarmi il giornale” le aveva detto — e la fede nuziale con la promessa di donarla a S. Antonio in segno di ringraziamento appena fosse tornato dalla missione. Antonio ostentava in ogni circostanza una serenità dovuta sia alla profonda fede cristiana, - era molto devoto a S. Antonio — sia alla convinzione che la flotta sommergibile italiana fosse, così come era considerata a quel tempo, la più potente del mondo. Purtroppo, per lui e per tanti altri, gli eventi successivi dimostrarono che le cose non stavano affatto così...
Nato nel 1913 e cresciuto nella povera Villasimius di quegli anni, ebbe la fortuna di studiare sotto la guida di un un suo zio materno che era sacerdote — (la mamma si chiamava Angela Cogoni) - cosa che lo aiutò moltissimo per la sua carriera militare che intraprese a 16 anni andando a fare parte, con Enrico Masala ed altri, di quella che affettuosamente veniva chiamata nella sua base “la banda dei sardi”.
Tonino, viene prima imbarcato come cannoniere nella cacciatorpediniera “Ippolito Nievo” e, una volta promosso 2’ sottocapo entra a fare parte dell’equipaggio del sommergibile FOCA di stanza a Taranto.
In arsenale fa amicizia con Alfredo Rossi, un ex sottufficiale della Marina di origine algherese, il quale sentendolo parlare in sardo con degli amici, lo invita a casa a bere un bicchiere di vino.
La acerba bellezza di Lina, la figlia allora tredicenne di Rossi, unita al desiderio di avere un affetto stabile dopo tanti anni di girovagare, fanno sbocciare l’amore tra i due giovani i quali, dopo un lungo fidanzamento, si sposano il 3 Giugno del 1939.
Il lavoro e le missioni belliche lo portano spesso lontano dalla moglie: il suo battello è solitamente di stanza a La Spezia ma appena può corre a Taranto ad abbracciare le moglie che è rimasta al sicuro presso la famiglia.
La vita di bordo era assai dura. Si stava chiusi per settimane in un cilindro d’acciaio che si muoveva nelle profondità marine, in uno spazio fisico ridotto talvolta a meno del minimo indispensabile. L’atmosfera respirata era pregna di odori, di puzza di gasolio, di lubrificante, di umido, di metallo, di umanità. La privacy era, ovviamente, sconosciuta e sul battello c’era a disposizione un solo locale igienico per tutto l’equipaggio. L’acqua era un bene inestimabile da consumarsi con molta parsimonia e il cibo, per settimane, assumeva un sapore costante e uniforme.
C’era la guerra e su tutto e tutti aleggiava la falce di quella “Monna Morte” che i sommergibilisti cantavano, quasi ad esorcizzare la paura, in una loro canzoncina che oggi appare retorica e un pò patetica.
Lina aspettò inutilmente il marito per settimane fino a quando dal Comando le fecero sapere che il sommergibile era disperso e che non c’era più alcuna speranza. L’ormeggio riservato al FOCA venne assegnato ad un altro battello.
Si disse che la causa più probabile sia stata la esplosione prematura di una delle mine che si era intenti a posare. Contrariamente ad altri sommergibilisti dati per morti e riapparsi alla fine della guerra, Tonino non tornò mai da quella missione nelle acque della Palestina. Lui e i suoi compagni furono inghiottiti sul fondo del mare senza avere neppure il tempo di organizzare qualunque tipo di manovra di emergenza. Da allora riposa rinchiuso nella sua urna di acciaio squarciato, e di lui resta solo qualche foto ingiallita e la sua medaglia
E ancora oggi con i suoi novanta anni Lina, quasi a riscatto del forte dolore subito, accarezza teneramente il sogn
o del principe azzurro della sua gioventù.N.D.R. LA SIGNORA LINA, VEDOVA DEL SOMMERGIBILISTA ANTONIO DIANA, QUESTA ESTATE CI HA FATTO UNO SPLENDIDO REGALO VENENDO A VISITARCI A VILLASIMIUS.
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La signora Lina, vedova del sommergibilista Antonio Diana, ci ha fatto uno splendido regalo venendo a visitarci a Villasimius.
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