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lunedì 13 agosto 2007

Una roulette russa per chi vuole la casa


In questi ultimi anni la crescita del mercato delle seconde case a Villasimius ha spinto verso l’alto i prezzi delle aree edificabili rendendole inaccessibili anche alle famiglie con maggiore disponibilità economica. Per lungo tempo il problema
della possibile carenza di terreni è stato sottovalutato confidando nel fatto che le zone di espansione urbana, le zone “C”, erano di molto sovradimensionate rispetto alle reali previsioni di sviluppo della popolazione. Quindi nessuno si è particolarmente allarmato quando la edilizia turistica, espulsa dalle zone costiere a seguito della Legge Regionale del 1989, è migrata verso le zone urbane del nostro paese portando, come conseguenza, un sostanziale stravolgimento degli obiettivi di sviluppo che il Comune si era dato con il vecchio Programma di fabbricazione dei primi anni ‘80: nelle diverse lottizzazioni approvate in paese negli ultimi decenni, la quasi totale disponibilità delle aree è infatti servita a soddisfare le esigenze del mercato immobiliare regionale e nazionale.
Le stesse Amministrazioni Municipali hanno subìto, negli anni, il modello “turistico” del centro urbano imposto da una rampante imprenditoria edilizia ed hanno colto solo in parte la reale portata del fenomeno perdendone
completamente di vista i suoi aspetti essenziali. Esse si sono infatti limitate ad adottare dei provvedimenti che, pur mirando al miglioramento in qualità delle nuove
abitazioni, risultavano totalmente inefficaci ai fini della tutela del diritto alla edificazione per i cittadini di Villasimius.

Le imprese hanno continuato abilmente parlare alle pance dei proprietari dei terreni i quali non sono riusciti a dire di no a proposte economiche sempre più irresistibili. Dopo un iniziale periodo di pacifica convivenza, la edilizia turistica ha quindi progressivamente stritolato la fragile domanda locale
e oggi, per noi residenti, comprare un terreno per fare una casa è diventata una impresa impossibile. Ma non è tutto. Con il nuovo Piano Urbanistico Comunale, che a breve verrà adottato l'insediabilità nelle zone di espansione urbana verrà drasticamente ridotta e rapportata all’effettivo incremento della popolazione
locale per i prossimi dieci anni: questo significa che potrebbero essere ulteriormente “tagliate”, rispetto ad oggi, parte delle aree destinate all’ampliamento del paese. D’ora in poi potrebbe essere ancora più difficile per i singoli residenti competere con le imprese interessate alla loro acquisizione.
A meno che non si trovi un sistema che li metta al riparo dal deragliamento di un mercato immobiliare poco e male governato oltre che drogato dall’eccesso di domanda.
Siamo quindi ad una svolta: Il nuovo PUC potrebbe certificare la definitiva demolizione delle speranze dei residenti, oppure rappresentare per loro una occasione per rientrare nei giochi. Tutto dipende dal Comune e dalla Regione
che sono gli Enti preposti alla programmazione del territorio i quali dovrebbero farsi carico di quella che sta ormai diventando una vera emergenza sociale. Ma la Regione è lontana dai problemi di Villasimius mentre la Amministrazione
Comunale non si è finora particolarmente contraddistinta per capacità di dialogare con la gente e, con tutta probabilità, difficilmente si smentirà in questa circostanza. Nulla è infatti ancora trapelato dalle mura del palazzo ma
certamente è poco opportuno che un processo così importante per tante famiglie possa continuare ad essere gestito in esclusiva da pochi. Sarebbe forse meglio che, al
contrario, venisse data voce anche ai veri soggetti interessati, e cioè i proprietari delle aree e, soprattutto, i cittadini residenti.
Questi ultimi, in particolare, devono rendersi conto che limitarsi a prendere coscienza del problema e continuare ad esercitare una isterica autocommiserazione oggi non è più sufficiente. E’ invece indispensabile - mettendo da parte la
logica delle deleghe in bianco e il collaudato manuale del piccolo ragioniere del consenso — promuovere una azione collettiva e inventarsi dal basso una nuova politica per la casa. La costituzione di cooperative edilizie è un primo passo
per porsi come interlocutori credibili con i rappresentantidelle Istituzioni che sono, è bene ricordarlo, al servizio del cittadino. Le soluzioni si possono trovare solo se davvero esiste la volontà di farlo. La strada in fondo è già tracciata:
negli ultimi decenni, pur tra tante difficoltà, a Villasimius si sono vissute numerose esperienze positive nel campo della cooperazione edilizia. Decine di famiglie hanno una abitazione grazie a persone che hanno avuto la capacità e la
tenacia di portare avanti progetti coraggiosi, adeguatamente sostenuti da amministratori lungimiranti e sensibili. Bisognerebbe ritrovare quello spirito che ultimamente si è perso: non esistono alternative se non quella andare ad abitare altrove. L.G.

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