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domenica 9 settembre 2007

Villasimius, il Paese dei Balocchi

LA SCARSA SCOLARIZZAZIONE DEI NOSTRI GIOVANI STA PORTANDO ALLA EMARGINAZIONE PROFESSIONALE E SOCIALE DI UNA INTERA GENERAZIONE

Ancora una volta spetta alla Sardegna la maglia nera per la istruzione in Italia. E se il censimento effettuato nel 2001 vede nuovamente l’Isola all’ultimo posto tra le regioni per numero di diplomati e laureati, Villasimius è il paradiso del precariato culturale.
Secondo il FORMEZ, il numero di diplomati nel nostro paese è appena la metà della media provinciale; quello dei laureati è addirittura un quarto.
In Italia il 73% degli studenti che si iscrive alle scuole superiori riesce a conseguire il diploma mentre a Villasimius solo il 30-35% arriva al traguardo.

Il fenomeno dell’uscita anticipata dei ragazzi dal sistema scolastico, chiamato tecnicamente “dispersione scolastica” o “drop out”, è in genere dovuto a diversi fattori tra i quali il disagio personale tipico della età. E'una forma d’insuccesso che si verifica quando gli studenti non riescono a esprimere pienamente il loro potenziale d’apprendimento e a soddisfare i propri bisogni formativi. Il distacco dalla scuola è l’ultimo atto di un processo che inizia con la disaffezione, disinteresse, demotivazione, noia, disturbi comportamentali.
Oltre che nelle metropoli meridionali, la dispersione è presente in modo significativo nelle zone caratterizzate da notevole vitalità dei sistemi produttivi locali, a Villasimius come nel ricco NORDEST d’Italia. L’abbandono, in questi casi, è da quindi considerarsi anche come una paradossale conseguenza dello sviluppo economico, al quale devono sommarsi:
- La significativa distanza e la non elevata qualità delle infrastrutture scolastiche;
- L’appagamento di molti dei nostri ragazzi, che non sempre sono disposti a sacrificarsi per avere ciò che noi genitori non gli facciamo comunque mancare;
- La loro incapacità a gestire i piccoli insuccessi anche a causa della assenza, sul territorio, di qualunque attività volta al sostegno e al recupero scolastico;
- La tendenza a trasformare ogni difficoltà in un comodo alibi per abbandonare precocemente gli studi.
- I messaggi negativi che spesso arrivano dai modelli comportamentali cui loro si ispirano.
Una volta conseguita la terza media, e quindi assolto l'obbligo formativo, molti giovani di Villasimius, dopo un timido tentativo di proseguire la carriera scolastica, preferiscono allora immettersi nel mondo del lavoro, da noi particolarmente vivace sia nel settore turistico che in quello della edilizia. Pur di farlo, accettano posizioni di subordine, prevalentemente stagionali e precarie, quindi poco o nulla qualificate.
E’ naturale quanto per loro sia forte la tentazione di orientarsi verso la scorciatoia del “tutto e subito”: soldi in tasca, tempo libero, scarso impegno mentale e tanti altri piccoli vantaggi. Insomma una pacchia.
Questo fenomeno, se ha nell'immediato riflessi positivi, in quanto consente a molti di loro di conquistare in tempi brevi una certa indipendenza economica, crea in prospettiva uno scenario preoccupante.
La più immediata conseguenza sarà che, nel giro di un decennio, una intera generazione verrà emarginata dai livelli elevati della scala occupazionale e quindi sociale. I nostri ragazzi, i cittadini del domani, dovranno infatti confrontarsi con un mercato del lavoro ormai aperto o, come si usa dire ora, globalizzato. Senza una idonea preparazione professionale e culturale non solo saranno fatalmente destinati ad essere tagliati fuori dalle posizioni che contano, ma faranno anche fatica a difendere quelle occupazioni che tanto facilmente hanno conquistato.
Oggi abbiamo sulla terra quasi un miliardo di adulti incapaci di leggere un libro o di scrivere la propria firma: queste persone, il cui numero è in continuo aumento, sono fin d’ora condannate a vivere nelle condizioni più disperate di povertà. Sono gli “analfabeti funzionali del mondo”, ai quali viene assicurato, non per caso, il solo bagaglio di competenze strettamente necessario per l’inserimento in impieghi saltuari e poco qualificati.
Essi sono la riprova di come la disuguaglianza educativa sia ancora un mezzo per creare, a livello planetario, un nuovo proletariato e legittimare ulteriori e forme di divisione sociale. A questa massa di disperati, che ormai pressano alle nostre frontiere, i nostri giovani dovranno contendere tra qualche anno il loro precario posto di lavoro. E intanto, nonostante le potenzialità umane locali non siano affatto inferiori rispetto ad altrove, la nostra capacità di contare in casa nostra si sta sempre più riducendo: a Villasimius si assiste da tempo alla sistematica importazione dall’esterno di “risorse umane”, che stanno progressivamente occupando i punti sensibili della nostra economia e delle nostre istituzioni. Sono le figure professionali che non ci siamo mai preoccupati di pianificare in modo organico: si pensi ad esempio ai ruoli chiave di direttore del Porto e a quello dell’Area Marina Protetta.
Quanti medici, architetti, avvocati, laureati in generale ha prodotto Villasimius negli ultimi venti anni? Quanti direttori di Banca, dirigenti di Enti pubblici e privati, ufficiali delle forze armate, e personale direttivo? Pochi, pochissimi. Tuttavia il fenomeno dell’abbandono scolastico non va temuto solamente in una banale ottica di profitto economico. Ci sono anche altri importanti valori di cui è portatrice la scuola. L’istruzione non può infatti essere riconducibile esclusivamente ad una via per guadagnare più soldi ma è il bagaglio fondamentale di un cittadino del domani. Abbiamo bisogno di cittadini colti e consapevoli, che abbiano capacità creative e intelligenza critica, che siano capaci di negoziare e gestire i conflitti e sviluppare senso di responsabilità.
Paradossalmente le grosse opportunità economiche ed occupazionali che il nostro paese offre stanno diventando la corda con la quale si sta impiccando il nostro sistema sociale e le nostre radici culturali. Stiamo allevando una generazione che difficilmente sarà in grado di esprimere una classe dirigente all’altezza delle potenzialità del nostro territorio e delle sfide che lo attendono. Nella odierna società della conoscenza il vero capitale è rappresentato dalla risorsa “istruzione”: rinunciarvi a priori è quindi una forma di autoesclusione. L’abbandono scolastico è quindi solo la fase iniziale del pericoloso processo degenerativo in atto nella nostra comunità. Ed è grave che qui a Villasimius non si abbia la benché minima consapevolezza della serietà della situazione o, peggio ancora, che si faccia finta di nulla.

Cosa fare allora ? Chi dovrebbe farsi carico del problema?

Sicuramente si rende necessario un intervento delle istituzioni presenti sul territorio, quindi Scuola ed Ente Locale. E’ infatti evidente che le famiglie non possono essere lasciate da sole ad affrontare ognuna il proprio problema: l’esperienza insegna che poche sanno come comportarsi e , in ogni caso, non tutte possono permettersi di sostenere le spese che comportano gli interventi di recupero personalizzato.

Potrebbe essere utile l’attivazione di una sorta di “servizio - doposcuola”, pubblico e gratuito, organizzato sulla falsariga di quanto offrono, a pagamento, gli istituti privati. Se ben gestito rappresenterebbe un efficace strumento di sostegno per i nostri studenti degli istituti superiori i quali, specie nei primi anni, sono spesso disorientati e confusi. In questo modo potrebbero invece essere seguiti, nello studio e nello svolgimento dei compiti, da insegnanti professionisti, opportunamente incentivati. Si potrebbe anche pensare alla istituzione del “Tutor”, una particolare figura che rappresenti il punto di riferimento per le attività di ogni singolo allievo all’interno del doposcuola e che intrattenga anche stretti rapporti con i rispettivi istituti di appartenenza.

Non ci illudiamo certo che questa iniziativa, da sola, possa essere risolutiva, ma almeno si darebbe un primo segnale di attenzione verso un problema che rappresenta, per il nostro paese, una vera e propria bomba ad orologeria. Non abbiamo idea di come si possano individuare le risorse finanziarie ma riteniamo che non dovrebbe essere difficile, in un bilancio Comunale di tredici milioni e passa di euro, reperirne poche decine di migliaia da destinare a questo scopo. Del bilancio comunale a noi va bene tutto: i 44.000 euro all’anno per l’indennità di carica di Sindaco e Assessori, gli 80.000 per le “collaborazioni esterne ad alto contenuto professionale” e quant’altro. Però, poiché l’unico modo per realizzare i sogni è quello di averne, vorremmo che si investisse qualcosa anche per il futuro dei nostri figli.

O dobbiamo continuare a illuderli di vivere nel paese dei balocchi?
L.G.

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5 Commenti:

Anonymous Anonimo ha detto...

Quest'anno i ragazzi di Villasimius iscritti alla quinta superiore, (compresi quelli con una carriera scolastica non regolare), erano solamente 5 su circa 30 licenziati ogni anno dalle medie. Percentuale del 17% scarso. E pensare che il ministro FIORONI lancia l'allarme perchè la media nazionale è "solo" dell'80%!!! (vedasi REPUBBLICA del 7-9-07). E noi ci preoccupiamo delle sagre paesane!!!!

FRANCO

domenica 9 settembre 2007 12.36.00 CEST  
Blogger Fabio ha detto...

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giovedì 12 giugno 2008 16.34.00 CEST  
Blogger Fabio ha detto...

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domenica 22 giugno 2008 16.11.00 CEST  
Blogger Fabio ha detto...

Questo post è stato eliminato dall'autore.

domenica 22 giugno 2008 16.12.00 CEST  
Blogger Fabio ha detto...

Il problema è molto complesso e riguarda la nostra società moderna e il cambiamento nelle gerarchie di valori. Analizzando il caso specifico, l’aspetto che sembra essere trascurato più altri è quello motivazionale. La motivazione è il motore di ogni azione e ne giustifica gli sforzi e ne determina l’efficacia.
I giovani di Villasimius non sono più limitati mentalmente di altri loro coetanei , ma probabilmente oltre alle evidenti difficoltà logistiche, il contesto in cui crescono non riesce a porre innanzi a loro obiettivi concreti e raggiungibili e includerli in un progetto di crescita globale della comunità che li indirizzi nelle loro scelte. L’aiuto materiale nello studio sarebbe superfluo se si riuscissero a creare forti motivazioni.
Il giovane adolescente di Villasimius ha la fortuna di vivere in un bellissimo paese, avere presto soldi in tasca e tempo libero con scarso impegno mentale. Una precoce indipendenza economica quindi, e la possibilità di crearsi velocemente una famiglia e integrarsi perfettamente nella propria comunità.
In alternativa può svegliarsi alle sei del mattino e andare nauseato a studiare a Cagliari, sacrificare il tempo libero, pesare a lungo sui propri genitori e raggiungere l’indipendenza molti anni più tardi.
Questo per trovare un lavoro impiegatizio da diplomato e guadagnare probabilmente meno dei suoi coetanei muratori/giardinieri. In aggiunta, la società in cui vive sembra dare maggiore valore alla posizione economica che al “prestigio sociale”, e men che meno alla preparazione culturale. Avrà sicuramente le mani pulite e preserverà meglio la schiena, ma sarà questa una motivazione sufficiente? È questo interrogativo che rende i nostri giovani disorientati e confusi. Dal punto di vista prettamente economico la scelta della prima soluzione non sembra allora del tutto scellerata.
Nella piramide dei bisogni di Maslow, come è noto, i bisogni primari, fisiologici, di sicurezza e di appartenenza, vengono prima del bisogno di stima. Il bisogno di realizzazione di sé poi (realizzare la propria identità e le proprie aspettative e occupare una posizione soddisfacente nel gruppo sociale) viene solo per ultimo. Sempre secondo Maslow, bisogni e motivazioni vanno di pari passo enlla loro gerachia e non si può quindi passare ad uno stadio superiore se non sono stati soddisfatti i bisogni primari.
Quali sarebbero quindi le motivazioni da dare ai giovani per ché scelgano la seconda strada impervia dell’elevazione sociale? E quali potranno essere gli argomenti motivazionali di un Tutor neolaureato che deve arrivare fino a Villasimius con un contratto a progetto e una paga probabilmente inferiore a quella del potenziale Muratore/giardiniere che ha davanti?
Ipotizziamo invece di percorrere comunque la strada dello studio e della crescita personale. In che modo si supportano e indirizzano i giovani volenterosi? E quanti laureati è in grado di assorbire un’economia senza “vision” del futuro come quella di Villasimius?
Mettiamo che per una incomprensibile e masochistica curiosità culturale il nostro giovane decida di svegliarsi da questo torpore ed di elevarsi attraverso lo studio.
Dato che il diploma non rappresenta un traguardo stimolante, mettiamo che decida di prolungare gli sforzi e sacrifici suoi e dei suoi genitori e conseguire una Laurea e addirittura un Master di specializzazione.
A trent’anni circa rientra nel paese con un serie di insoddisfazioni materiali arretrate e di alte aspettative, in notevole ritardo con la propria vita privata. Anche in questo caso si trova a un bivio.
Come gli viene spesso ripetuto, grazie al bagaglio culturale e di competenze acquisito sarà sicuramente in grado di crearsi le condizioni ideali per contribuire allo sviluppo del suo paese.
In un contesto che non risponde alle sue nuove esigenze di stimoli culturali e dove viene lasciato a se stesso, potrà, con ulteriori sacrifici e spirito di iniziativa imprenditoriale, con tenacia e caparbietà in pochi anni, trovare soddisfazione e mettere a frutto gli strumenti acquisiti, costruendo la sua cattedrale nel deserto.
Contemporaneamente un’importante azienda gli propone una posizione perfettamente corrispondente al suo curriculum, in un dinamico e stimolante centro del Nord. Seppure a malincuore, il nostro brillante laureato (e il 90% di quelli come lui) non esiterà a trasferirsi e abbandonare forse per sempre il proprio paese.
Meglio quindi avere meno cittadini residenti di basso profilo e più cervelli in fuga? Chi ha la passione per l’astrofisica dovrà comunque allontanarsi e i posti da chirurgo resteranno limitati, ma in un paese a vocazione fortemente turistica, quanti giovani sono stati incentivati a frequentare scuole di turismo o un master in marketing territoriale? Quante borse di studio per tesi legate a tematiche importanti per il nostro territorio o la nostra cultura?
Ciò che manca è un progetto di sviluppo globale del paese che includa i giovani e la loro formazione.
Come è stato possibile che negli anni del progetto del parco geomarino non siano state individuate le professionalità necessarie al suo funzionamento e ne sia stata incentivata la formazione? Non solo alti dirigenti e avvocati, come piacerebbe a qualsiasi genitore, ma tecnici, biologi marini, personale dei servizi e dell’accoglienza che fossero comunque qualificati professionalmente.
In vista di un progetto così ampio i giovani sarebbero dovuti essere indirizzati verso precise scelte formative, incentivati anche materialmente, seguiti durante il loro cammino. In seguito sarebbero dovuti essere riaccolti e aiutati a concretizzare il proprio progetto come giusta gratificazione dell’investimento. Questo senza far mai perdere di vista come la singola attività si integrasse nel progetto più grande di crescita del paese e nella sfida condivisa della comunità (non più costruttore solitario di cattedrali ma protagonista insieme ai concittadini).
Stima e autorealizzazione si sarebbero fusi insieme al bisogno di sicurezza del futuro e benessere materiale in un'unica scelta di crescita e appartenenza.
“I cittadini colti e consapevoli, che abbiano capacità creative e intelligenza critica, che siano capaci di negoziare e gestire i conflitti e sviluppare senso di responsabilità”dovrebbero nascere di conseguenza.
Questo approccio avrebbe tolto discrete opportunità clientelari ma avrebbe creato obiettivi concreti e motivanti. La politica ha le sue responsabilità ma anche i suoi limiti. Dove non arriva è la comunità stessa a doversi far carico del proprio futuro. Gli operatori locali dovrebbero imparare a unirsi e ragionare insieme sul futuro dell’economia in cui operano.
Se si avesse l’umiltà di osservare le esperienze di successo di altre realtà pubbliche, ma anche aziendali e private, si noterebbe che qualsiasi progetto di sviluppo non può prescindere dall’investimento nella crescita delle risorse umane e dall’approccio integrale ai problemi.
Infine non sono d’accordo con il taglio “protezionistico” del post principale a favore dell’etnia indigena di Villasimius contro le risorse importate dall’esterno.
Ben vengano i giovani qualificati e preparati che per capacità e merito riescono a occupare posizioni che noi non siamo in grado di occupare. Confrontarsi con nuovi stimoli e nuove idee non può far che bene alla crescita della comunità e d’altra parte se i propri paesi li avessero valorizzati e gratificati questi giovani non sarebbero disposti a venire da noi.
Chissà che nel momento in cui la concorrenza si farà davvero dura e la situazione sarà meno comoda di oggi, la difficoltà di sopravvivere e la vera necessità potranno finalmente risvegliare l’orgoglio e farsi virtù.

domenica 22 giugno 2008 16.14.00 CEST  

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