
LA SCARSA SCOLARIZZAZIONE DEI NOSTRI GIOVANI STA PORTANDO ALLA EMARGINAZIONE PROFESSIONALE E SOCIALE DI UNA INTERA GENERAZIONE
Ancora una volta spetta alla Sardegna la maglia nera per la istruzione in Italia. E se il censimento effettuato nel 2001 vede nuovamente l’Isola all’ultimo posto tra le regioni per numero di diplomati e laureati, Villasimius è il paradiso del precariato culturale.
Secondo il FORMEZ, il numero di diplomati nel nostro paese è appena la metà della media provinciale; quello dei laureati è addirittura un quarto.
In Italia il 73% degli studenti che si iscrive alle scuole superiori riesce a conseguire il diploma mentre a Villasimius solo il 30-35% arriva al traguardo.
Il fenomeno dell’uscita anticipata dei ragazzi dal sistema scolastico, chiamato tecnicamente “dispersione scolastica” o “drop out”, è in genere dovuto a diversi fattori tra i quali il disagio personale tipico della età. E'una forma d’insuccesso che si verifica quando gli studenti non riescono a esprimere pienamente il loro potenziale d’apprendimento e a soddisfare i propri bisogni formativi. Il distacco dalla scuola è l’ultimo atto di un processo che inizia con la disaffezione, disinteresse, demotivazione, noia, disturbi comportamentali.
Oltre che nelle metropoli meridionali, la dispersione è presente in modo significativo nelle zone caratterizzate da notevole vitalità dei sistemi produttivi locali, a Villasimius come nel ricco NORDEST d’Italia. L’abbandono, in questi casi, è da quindi considerarsi anche come una paradossale conseguenza dello sviluppo economico, al quale devono sommarsi:
- La significativa distanza e la non elevata qualità delle infrastrutture scolastiche;
- L’appagamento di molti dei nostri ragazzi, che non sempre sono disposti a sacrificarsi per avere ciò che noi genitori non gli facciamo comunque mancare;
- La loro incapacità a gestire i piccoli insuccessi anche a causa della assenza, sul territorio, di qualunque attività volta al sostegno e al recupero scolastico;
- La tendenza a trasformare ogni difficoltà in un comodo alibi per abbandonare precocemente gli studi.
- I messaggi negativi che spesso arrivano dai modelli comportamentali cui loro si ispirano.
Una volta conseguita la terza media, e quindi assolto l'obbligo formativo, molti giovani di Villasimius, dopo un timido tentativo di proseguire la carriera scolastica, preferiscono allora immettersi nel mondo del lavoro, da noi particolarmente vivace sia nel settore turistico che in quello della edilizia. Pur di farlo, accettano posizioni di subordine, prevalentemente stagionali e precarie, quindi poco o nulla qualificate.
E’ naturale quanto per loro sia forte la tentazione di orientarsi verso la scorciatoia del “tutto e subito”: soldi in tasca, tempo libero, scarso impegno mentale e tanti altri piccoli vantaggi. Insomma una pacchia.
Questo fenomeno, se ha nell'immediato riflessi positivi, in quanto consente a molti di loro di conquistare in tempi brevi una certa indipendenza economica, crea in prospettiva uno scenario preoccupante.
La più immediata conseguenza sarà che, nel giro di un decennio, una intera generazione verrà emarginata dai livelli elevati della scala occupazionale e quindi sociale. I nostri ragazzi, i cittadini del domani, dovranno infatti confrontarsi con un mercato del lavoro ormai aperto o, come si usa dire ora, globalizzato. Senza una idonea preparazione professionale e culturale non solo saranno fatalmente destinati ad essere tagliati fuori dalle posizioni che contano, ma faranno anche fatica a difendere quelle occupazioni che tanto facilmente hanno conquistato.
Oggi abbiamo sulla terra quasi un miliardo di adulti incapaci di leggere un libro o di scrivere la propria firma: queste persone, il cui numero è in continuo aumento, sono fin d’ora condannate a vivere nelle condizioni più disperate di povertà. Sono gli “analfabeti funzionali del mondo”, ai quali viene assicurato, non per caso, il solo bagaglio di competenze strettamente necessario per l’inserimento in impieghi saltuari e poco qualificati.
Essi sono la riprova di come la disuguaglianza educativa sia ancora un mezzo per creare, a livello planetario, un nuovo proletariato e legittimare ulteriori e forme di divisione sociale. A questa massa di disperati, che ormai pressano alle nostre frontiere, i nostri giovani dovranno contendere tra qualche anno il loro precario posto di lavoro. E intanto, nonostante le potenzialità umane locali non siano affatto inferiori rispetto ad altrove, la nostra capacità di contare in casa nostra si sta sempre più riducendo: a Villasimius si assiste da tempo alla sistematica importazione dall’esterno di “risorse umane”, che stanno progressivamente occupando i punti sensibili della nostra economia e delle nostre istituzioni. Sono le figure professionali che non ci siamo mai preoccupati di pianificare in modo organico: si pensi ad esempio ai ruoli chiave di direttore del Porto e a quello dell’Area Marina Protetta.
Quanti medici, architetti, avvocati, laureati in generale ha prodotto Villasimius negli ultimi venti anni? Quanti direttori di Banca, dirigenti di Enti pubblici e privati, ufficiali delle forze armate, e personale direttivo? Pochi, pochissimi. Tuttavia il fenomeno dell’abbandono scolastico non va temuto solamente in una banale ottica di profitto economico. Ci sono anche altri importanti valori di cui è portatrice la scuola. L’istruzione non può infatti essere riconducibile esclusivamente ad una via per guadagnare più soldi ma è il bagaglio fondamentale di un cittadino del domani. Abbiamo bisogno di cittadini colti e consapevoli, che abbiano capacità creative e intelligenza critica, che siano capaci di negoziare e gestire i conflitti e sviluppare senso di responsabilità.
Paradossalmente le grosse opportunità economiche ed occupazionali che il nostro paese offre stanno diventando la corda con la quale si sta impiccando il nostro sistema sociale e le nostre radici culturali. Stiamo allevando una generazione che difficilmente sarà in grado di esprimere una classe dirigente all’altezza delle potenzialità del nostro territorio e delle sfide che lo attendono. Nella odierna società della conoscenza il vero capitale è rappresentato dalla risorsa “istruzione”: rinunciarvi a priori è quindi una forma di autoesclusione. L’abbandono scolastico è quindi solo la fase iniziale del pericoloso processo degenerativo in atto nella nostra comunità. Ed è grave che qui a Villasimius non si abbia la benché minima consapevolezza della serietà della situazione o, peggio ancora, che si faccia finta di nulla.
Cosa fare allora ? Chi dovrebbe farsi carico del problema?
Sicuramente si rende necessario un intervento delle istituzioni presenti sul territorio, quindi Scuola ed Ente Locale. E’ infatti evidente che le famiglie non possono essere lasciate da sole ad affrontare ognuna il proprio problema: l’esperienza insegna che poche sanno come comportarsi e , in ogni caso, non tutte possono permettersi di sostenere le spese che comportano gli interventi di recupero personalizzato.
Potrebbe essere utile l’attivazione di una sorta di “servizio - doposcuola”, pubblico e gratuito, organizzato sulla falsariga di quanto offrono, a pagamento, gli istituti privati. Se ben gestito rappresenterebbe un efficace strumento di sostegno per i nostri studenti degli istituti superiori i quali, specie nei primi anni, sono spesso disorientati e confusi. In questo modo potrebbero invece essere seguiti, nello studio e nello svolgimento dei compiti, da insegnanti professionisti, opportunamente incentivati. Si potrebbe anche pensare alla istituzione del “Tutor”, una particolare figura che rappresenti il punto di riferimento per le attività di ogni singolo allievo all’interno del doposcuola e che intrattenga anche stretti rapporti con i rispettivi istituti di appartenenza.
Non ci illudiamo certo che questa iniziativa, da sola, possa essere risolutiva, ma almeno si darebbe un primo segnale di attenzione verso un problema che rappresenta, per il nostro paese, una vera e propria bomba ad orologeria. Non abbiamo idea di come si possano individuare le risorse finanziarie ma riteniamo che non dovrebbe essere difficile, in un bilancio Comunale di tredici milioni e passa di euro, reperirne poche decine di migliaia da destinare a questo scopo. Del bilancio comunale a noi va bene tutto: i 44.000 euro all’anno per l’indennità di carica di Sindaco e Assessori, gli 80.000 per le “collaborazioni esterne ad alto contenuto professionale” e quant’altro. Però, poiché l’unico modo per realizzare i sogni è quello di averne, vorremmo che si investisse qualcosa anche per il futuro dei nostri figli.
O dobbiamo continuare a illuderli di vivere nel paese dei balocchi?
L.G.
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